Il cumino è una delle poche spezie diffuse parimenti in oriente ed in occidente, è largamente diffuso in tutto il medio oriente, in India, nelle Alpi ed in tutto il nord Italia ed in Germania  e questa volta è proprio dalla nostra cara vecchia Europa che arrivano le storie più interessanti riguardo a questa spezia. Le popolazioni germaniche ritenevano che il cumino allontanasse gli spiriti maligni, i demoni e i nani dei boschi e nell’Italia settentrionale, in epoca medioevale, si riteneva che il cumino, dato anche ai polli per non farli scappare dal pollaio, potesse servire a far rimanere i mariti a casa e a non farli allontanare  dal focolaio famigliare. Inoltre, era ed è tuttora usato per i suoi poteri curativi legati all’apparato digerente, le sue proprietà carminative e la capacità di assorbire i gas.

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Quest’uso del cumino ci riporta ad un tema fondamentale delle società globali contemporanee, la connessione tra cibo ed etica della cura. La produzione industriale e su larga scala di “qualsiasi” tipo di prodotto alimentare ha deteriorato il background etnico-socio-culturale che si trova dietro alla preparazione degli alimenti; la produzione massiva non ha solo messo a repentaglio la biodiversità ed il benessere socio economico della maggior parte dei paesi in via di sviluppo, ma annullato, almeno in parte, la ritualità che si accompagna alla preparazione del cibo, quella ritualità che porta con se “il saper fare” ed il donare questo saper fare a qualcun altro, per alleviare le pene del cuore e del corpo, per nutrire, per lenire e ristorare, per conquistare.

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Il cibo è tutto questo e non è una peculiarità femminile, l’aspetto circolare e accuditivo che accompagna questo rituale non è da confondere con l’idea che sia solo la donna a “dover fare”, chi ama “fa”, chi ama si prende cura dell’ “Altro” attraverso il cibo e la sua preparazione e non è baluardo solo della donna, l’emancipazione e la rivendicazione dei diritti di genere trovano la loro forza nell’etica della cura, non il contrario. La velocità del cibo prodotto su larga scala, precotto, caratterizzato da una catena di produzione all’insegna del profitto e non della qualità, non è un segno dell’emancipazione dei tempi, ma un sinonimo di noncuranza, una noncuranza da cui l’Arte culinaria ci può ancora emancipare.

Dunque, una ricetta per alleggerire gli animi dalle riflessioni troppo pesanti:

Pollo al cumino

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Ingredienti:

Cosce e sovracosce di Pollo                  4
Cipolla                                                   una
Spicchi d’Aglio                                       due
Curcuma                                               4 Cucchiai
Cumino                                                 4 Cucchiai
Peperoncino fresco                                 due
Olio extra vergine d’Oliva
Sale

 

Preparazione:

Mescolate curcuma, cumino e peperoncino e poi cospargete bene il pollo da tutte le parti.

Fate soffriggere la cipolla tagliata con olio d’oliva per qualche minuto, quando è dorata aggiungete due spicchi d’aglio e lasciate insaporire tutto assieme, poi allungate il soffritto con due tre cucchiai d’acqua. Rosolate il pollo da tutte le parti , e lasciate insaporire tutto. Poi mettete sale e ancora un po’ d’acqua bollente, e lasciate cuocere per 45 minuti.

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